Incidenza e prevalenza del carcinoma della prostata
Il carcinoma della prostata, nei paesi occidentali, rappresenta la malattia più frequente dopo i tumori del polmone e del colon, nell'ambito della popolazione maschile ed è il tumore con più alta incidenza negli uomini al di sopra dei 65 anni.
La probabilità di sviluppare un tumore della prostata aumenta con l'età. In Italia l’incidenza è di circa 9000 nuovi casi l’anno. L'incidenza è stimata intorno a 75/100.000 casi per anno negli Stati Uniti e 40/100.000 casi per anno in Europa. In Europa sono stati registrati circa 80.000 casi di uomini con carcinoma della prostata al di sopra dei 65 anni pari a circa il 13% delle neoplasie maschili.
Fortunatamente negli ultimi decenni sono stati realizzati sorprendenti progressi nella diagnosi precoce e nella terapia, che può essere ottimizzata attraverso campagne di screening sulla popolazione di età superiore a 60 anni.
Eziopatogenesi
La neoplasia origina dai gruppi ghiandolari periferici della prostata.
Nel 95% dei casi il tumore della prostata è classificabile come adenocarcinoma. Inizialmente il tumore può essere del tutto asintomatico o manifestarsi con sintomi di prostatismo sovrapponibile ad altre affezioni della prostata e successivamente con segni di tipo ostruttivo. Talora la malattia può esordire con dolori ossei legati alla diffusione metastatica. Al momento della diagnosi, il carcinoma della prostata risulta essere nel 63% dei casi localizzato , nel 22% regionale, nel 15% già metastatico.
Il carcinoma della prostata è un tumore che cresce lentamente.
Alterazioni istologiche di tipo carcinomatoso si riscontrano nel 40% dei soggetti con età > 50 anni anche se meno della metà di essi sviluppa un carcinoma della prostata evolutivo.
Alla fine degli anni ‘80, è stato utilizzato il dosaggio dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA) per la determinazione del carcinoma e solo da una decina d’anni si procede ad una stadiazione accurata del carcinoma della prostata, grazie all’impiego del TNM - classificazione clinica che tiene conto della dimensione del tumore(T) , dell'interessamento o meno dei linfonodi(N), e della presenza o meno di metastasi (M) - ai progressi dell’ecografia prostatica, alla valutazione del grado istologico.
La causa all'origine dello sviluppo del carcinoma della prostata sembra correlarsi all’azione degli ormoni androgeni sul tessuto prostatico.
Si è ipotizzato un processo di tipo degenerativo legato all'invecchiamento e allo stimolo androgenico sul quale interverrebbero altri fattori, di ordine generico, ambientale e/o alimentare, ecc, che porterebbero all'insorgenza delle forme clinicamente evidenti.
Gli androgeni sembrano contribuire all’insorgenza e allo sviluppo del carcinoma prostatico. Sembra che la prognosi della malattia risulta migliore nei pazienti tra i 65 e 75 anni mentre sia meno favorevole nei pazienti più giovani ed in quelli particolarmente anziani.
Fattori di rischio
Non si riconoscono chiari e definiti fattori di rischio anche se sono ritenuti importanti i fattori genetici, lo stile di vita, la dieta e i fattori ambientali. E' tuttora controverso il rapporto con l'ipertrofia prostatica benigna. Una storia familiare di carcinoma della prostata è ritenuto un fattore di rischio.
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