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Wyeth è impegnata nella ricerca in campo oncologico. Dal 1953, anno in cui Wyeth ha reso disponibile in ambito clinico il metotressato - rapidamente affermatosi come un caposaldo della terapia antitumorale – ad oggi, Wyeth ha immesso in commercio nuove specialità farmaceutiche e nuovi dosaggi per il trattamento delle più diffuse patologie tumorali quali: tumori dell’apparato gastrointestinale, della mammella, della prostata, del sangue (leucemie e linfomi) e per il trattamento delle metastasi ossee.

Attualmente la ricerca Wyeth sta sviluppando molecole innovative e biotecnologiche, finalizzate ad un trattamento sempre più mirato e specifico dei tumori e delle patologie mielolinfoproliferative.

 

Leucemie

La leucemia è una malattia che deriva dalla proliferazione neoplastica di cellule emopoietiche o linfoidi derivanti da una cellula precursore trasformata.

Le leucemie sono suddivise in due classi principali in base alla morfologia della linea cellulare da cui originano:

• Leucemia mieloide o mieloblastica
• Leucemia linfoide o linfoblastica

Inoltre le leucemie mieloide e linfoide vengono distinte in:

croniche, caratterizzate da cellule neoplastiche relativamente mature e più simili alle corrispondenti cellule normali.
acute, caratterizzate da cellule neoplastiche più immature.

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Leucemia Mieloide Acuta

Incidenza

Rispetto alle altri principali forme di leucemia, la Leucemia Mieloide Acuta (LMA o AML) è una delle più frequenti con un'incidenza stimata intorno a 2-3 casi /100.000 abitanti. Si manifesta sia nei bambini (1 caso /100.000 anno) che negli adulti, ma più del 50% dei pazienti con LMA hanno un’età maggiore dei 50 anni e più del 30% sono al di sopra dei 60 anni.

Eziopatogenesi

Le cause all'origine dello sviluppo della leucemia mieloide acuta non sono conosciute anche se è stato ipotizzato che allo sviluppo del processo leucemico possano partecipare radiazioni ionizzanti, sostanze chimiche, fattori tossici ambientali, genetici, virali e immunologici.

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Linfomi

I linfomi sono dei tumori maligni che prendono origine dal tessuto linfatico. Insorgono solitamente nei linfonodi e in altri organi e apparati quali milza, fegato, stomaco, polmone, midollo, intestino, osso, cute e sistema nervoso.

Linfoma di Hodgkin (LdH)

Incidenza

Il morbo di Hodgkin è un linfoma raro ed ha un'incidenza di 4 casi/100.000 persone anno con un aumento nella fascia di età intorno ai 25-30 anni e dopo i 60 anni . Nei paesi più in via di sviluppo esiste un picco di incidenza prima dei 15 anni. La malattia ha una maggiore frequenza nei maschi.

Eziopatogenesi

Le cause all'origine dello sviluppo del LdH non sono conosciute ma sembra possano essere coinvolti agenti infettivi quali il virus di Epstein e Barr, il virus HIV, fattori ambientali e una predisposizione genetica.
Le cellule neoplastiche originano prima nei linfonodi e possono poi diffondersi ad altri organi.
Il morbo di Hodgkin è un linfoma caratterizzato dalla presenza di cellule tumorali particolari, dette cellule di Reed-Sternberg, che si moltiplicano.
E’ un tumore ad evoluzione lenta e la sede di esordio è generalmente linfonodale.
Le aree più colpite sono quelle lungo il dotto linfatico del torace e attraverso le sue diramazioni. La diffusione delle cellule tumorali avviene prevalentemente per via linfatica e solo tardivamente per via ematica. La malattia non manifesta generalmente sintomi dolorosi.

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Linfomi non Hodgkin (LnH)

I linfomi non Hodgkin rappresentano un gruppo eterogeneo di neoplasie di derivazione linfocitaria anche definite come "neoplasie solide" del sistema immunitario, in cui si osserva un coinvolgimento dell’apparato linfoghiandolare. Tuttavia, i tumori possono originare in organi e apparati extralinfonodali.

Incidenza

L’incidenza di questi tumori corrisponde a circa 6 casi /100.000 anno ed aumenta con l’età soprattutto dopo i 60 anni. I linfomi non Hodgkin sono rari nei bambini e colpiscono prevalentemente i maschi.
Alcune di queste neoplasie sono forme endemiche (Linfoma di Burkitt, Linfoma T dell’adulto, linfoma dell’intestino tenue).

Eziopatogenesi

Le cause all'origine dello sviluppo dei LnH sono sconosciute anche se si è ipotizzato che alcuni agenti infettivi, radiazioni ionizzanti, sostanze tossiche, prolungata esposizione alla luce solare, possano avere un ruolo patogenetico. E’ stato ipotizzato che anche un grave stato di immunodeficit possa rappresentare un fattore di rischio.

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Carcinoma della mammella

Incidenza e prevalenza del carcinoma mammario

Le donne occidentali nate in Europa o nell'America del Nord, sono le più colpite dal tumore al seno. L’incidenza del carcinoma della mammella in Italia è di circa 28.000 nuovi casi l’anno, simile alla stima europea.

La fascia di età più colpita nel 2000 è stata quella delle donne > 60 , e l’incidenza del carcinoma della mammella è circa 10 volte superiore in queste donne rispetto a quelle più giovani.
In Italia l’incidenza del carcinoma mammario è minore nelle regioni meridionali rispetto al centro e al nord (dati ISTAT 1999). La prevalenza del tumore in Italia corrisponde a circa 300.000 pazienti malate.

La prevenzione e la terapia consentono, oggi, di gestire bene questo tipo di tumore. Attualmente viene diagnosticato sempre più precocemente, lo si cura quindi sempre meglio ed i trattamenti utilizzati sono sempre meno aggressivi e più efficaci.

Eziopatogenesi

Le cause all'origine dello sviluppo del carcinoma mammario sono ancora poco conosciute e rimangono ancora incerte anche le cause della sua insorgenza. Il cancro al seno si sviluppa molto lentamente e si valuta che occorrano in media circa 10 anni tra la comparsa delle prime cellule cancerose e lo sviluppo di un tumore palpabile. Questo tumore si presenta di forma irregolare, duro, indolore, ingrandisce localmente e aderisce ai tessuti vicini.

Il tumore si sviluppa a danno dei tessuti mammari e invade il muscolo pettorale, la parete toracica, i vasi e i linfonodi linfatici della regione. Ad uno stadio avanzato di sviluppo, il tumore si propaga a distanza tramite metastasi.

Le complicazioni del carcinoma mammario in fase avanzata sono:

• Infiltrazione tumorale dei linfonodi
• Metastasi ossee
• Metastasi cerebrali
• Metastasi epatiche
• Metastasi polmonari

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Principali fattori di rischio del carcinoma mammario

I principali fattori di rischio del carcinoma mammario sono ritenuti essere:

L'età: i tumori al seno appaiono, in genere, dopo i 45 anni, con due periodi critici a 55 e 60 anni. Si osserva anche un picco intorno ai 35. La fascia di età più colpita è quella delle donne intorno ai 65-80 anni.

Familiarità: non si può dire che il tumore sia ereditario, ma esiste comunque una predisposizione genetica che giustifica un controllo più accurato. Il rischio di sviluppare il tumore è di due volte maggiore se ci sono altri casi familiari specie se si tratta di parenti di primo grado e in questo caso la mammografia è consigliata fin dall'età di 30 anni.

Le affezioni benigne del seno: le cisti e la mastopatia fibrocistica sono benigne, ma richiedono un controllo regolare. Infatti la presenza di modificazioni fibrocistiche di tipo proliferativo aumenta statisticamente il rischio di sviluppare nel tempo un carcinoma mammario.

I fattori ormonali: esistono evidenze di un possibile coinvolgimento dei fattori ormonali nella etiopatogenesi del carcinoma della mammella.

L'alimentazione: rimane ancora da chiarire il rapporto tra la dieta e lo sviluppo del tumore della mammella. Non è noto come l'alimentazione possa agire nello sviluppo del tumore. Sembra esserci un rischio lieve-moderato per le donne la cui dieta per molti anni è stata ricca di grassi saturi ed alcol. L'obesità legata all'alimentazione è un fattore che sembra aumentare il rischio di sviluppare il tumore.

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Carcinoma della prostata

Incidenza e prevalenza del carcinoma della prostata

Il carcinoma della prostata, nei paesi occidentali, rappresenta la malattia più frequente dopo i tumori del polmone e del colon, nell'ambito della popolazione maschile ed è il tumore con più alta incidenza negli uomini al di sopra dei 65 anni.

La probabilità di sviluppare un tumore della prostata aumenta con l'età. In Italia l’incidenza è di circa 9000 nuovi casi l’anno. L'incidenza è stimata intorno a 75/100.000 casi per anno negli Stati Uniti e 40/100.000 casi per anno in Europa. In Europa sono stati registrati circa 80.000 casi di uomini con carcinoma della prostata al di sopra dei 65 anni pari a circa il 13% delle neoplasie maschili.

Fortunatamente negli ultimi decenni sono stati realizzati sorprendenti progressi nella diagnosi precoce e nella terapia, che può essere ottimizzata attraverso campagne di screening sulla popolazione di età superiore a 60 anni.

Eziopatogenesi

La neoplasia origina dai gruppi ghiandolari periferici della prostata.
Nel 95% dei casi il tumore della prostata è classificabile come adenocarcinoma. Inizialmente il tumore può essere del tutto asintomatico o manifestarsi con sintomi di prostatismo sovrapponibile ad altre affezioni della prostata e successivamente con segni di tipo ostruttivo. Talora la malattia può esordire con dolori ossei legati alla diffusione metastatica. Al momento della diagnosi, il carcinoma della prostata risulta essere nel 63% dei casi localizzato , nel 22% regionale, nel 15% già metastatico.

Il carcinoma della prostata è un tumore che cresce lentamente.
Alterazioni istologiche di tipo carcinomatoso si riscontrano nel 40% dei soggetti con età > 50 anni anche se meno della metà di essi sviluppa un carcinoma della prostata evolutivo.
Alla fine degli anni ‘80, è stato utilizzato il dosaggio dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA) per la determinazione del carcinoma e solo da una decina d’anni si procede ad una stadiazione accurata del carcinoma della prostata, grazie all’impiego del TNM - classificazione clinica che tiene conto della dimensione del tumore(T) , dell'interessamento o meno dei linfonodi(N), e della presenza o meno di metastasi (M) - ai progressi dell’ecografia prostatica, alla valutazione del grado istologico.

La causa all'origine dello sviluppo del carcinoma della prostata sembra correlarsi all’azione degli ormoni androgeni sul tessuto prostatico.
Si è ipotizzato un processo di tipo degenerativo legato all'invecchiamento e allo stimolo androgenico sul quale interverrebbero altri fattori, di ordine generico, ambientale e/o alimentare, ecc, che porterebbero all'insorgenza delle forme clinicamente evidenti.
Gli androgeni sembrano contribuire all’insorgenza e allo sviluppo del carcinoma prostatico. Sembra che la prognosi della malattia risulta migliore nei pazienti tra i 65 e 75 anni mentre sia meno favorevole nei pazienti più giovani ed in quelli particolarmente anziani.

Fattori di rischio

Non si riconoscono chiari e definiti fattori di rischio anche se sono ritenuti importanti i fattori genetici, lo stile di vita, la dieta e i fattori ambientali. E' tuttora controverso il rapporto con l'ipertrofia prostatica benigna. Una storia familiare di carcinoma della prostata è ritenuto un fattore di rischio.

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L’assistenza in onco-ematologia. Aspetti etici e medico-legali - Un’importante pubblicazione sul rapporto tra medico e paziente che ha lo scopo di informare entrambi circa gli aspetti sociali, psicologici, legali ed etici legati al trattamento delle malattie onco-ematologiche.

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